È domenica sera, le 20 e 30. Marco sta seduto sul divano a guardare una serie televisiva che non riesce a seguire. Ha lo stomaco leggermente contratto, la mascella tesa. Tra un'ora dovrà preparare la valigia per una trasferta di lavoro, lunedì mattina la riunione con i clienti. Manda un messaggio ai colleghi, controlla le email anche se sa già che dovrebbe lasciar perdere. Non è stanchezza, non è pigrizia. È quella sensazione peculiare che ogni domenica sera lo afferra, come se il fine settimana non fosse mai davvero iniziato. Marco non è solo: milioni di persone in Italia, in Europa e nel mondo sperimentano esattamente questo ogni settimana.

Quello che Marco prova ha un nome scientifico: Sunday Scaries, o ansia domenicale. Non si tratta di una malattia diagnosticabile né di una patologia clinica vera e propria, ma di un fenomeno psicologico e neurobiologico documentato che colpisce soprattutto persone occupate in lavoro d'ufficio e a contatto costante con scadenze, responsabilità e aspettative. Il termine inglese "scaries" è entrato nell'uso comune negli ultimi dieci anni, proprio perché la ricerca accademica ha iniziato a riconoscere e studiare questo pattern comportamentale con sistematicità. Non è semplicemente stress da rientro: è qualcosa di più specifico e radicato nei nostri ritmi biologici e psicologici.

Il fenomeno delle preoccupazioni serali collegate al lavoro non è nuovo. Nel XIX secolo, i medici vittoriani descrivevano una condizione simile in coloro che facevano lavori amministrativi o bancari: una sorta di malessere anticipatorio che sopraggiungeva quando la settimana lavorativa si avvicinava. Nel XX secolo, durante gli anni Sessanta e Settanta, quando le ricerche sulla fatica lavorativa e sul cosiddetto burnout iniziarono a diffondersi, si cominciò a notare una correlazione tra il riposo domenicale e l'emergere di ansietà preemptiva. La società industriale aveva creato un'architettura temporale molto rigida: cinque giorni al lavoro, due di riposo. Questo contrasto netto, paradossalmente, amplificava piuttosto che ridurre l'ansia nel momento di transizione tra i due stati.

La ricerca moderna ha fornito dati concreti su questa esperienza. Uno studio del 2021 condotto su un campione di lavoratori europei ha rilevato che il 76 per cento dei professionisti esperimenta un aumento misurabile dell'ansia tra le 18 e le 23 della domenica. Il cortisolo, l'ormone dello stress, raggiunge livelli più alti la domenica sera rispetto a qualsiasi altro momento del fine settimana, secondo ricerche pubblicate nel 2019 su riviste specializzate di psicologia del lavoro. Le principali cause identificate sono tre: l'anticipazione inconscia di scadenze lavorative già caricate mentalmente, il senso di sospensione e discontinuità tra il tempo libero e il tempo strutturato, e l'attivazione della corteccia prefrontale frontale che inizia a processare mentalmente la settimana imminente. Anche il ritmo circadiano gioca un ruolo: il tramonto domenicale sembra innescare nei nostri cervelli una sorta di allarme fisiologico che prepara il sistema nervoso al ritorno alla routine.

Le cose che si dicono ma non stanno in piedi

Una credenza diffusa è che l'ansia domenicale sia principalmente una questione psicologica, una sorta di pigrizia mascherata o di poco amore per il lavoro. Questo non corrisponde a ciò che mostrano i dati. Persone appassionate del loro lavoro, manager di successo, professionisti rispettati sperimentano Sunday Scaries con la stessa intensità di chi il lavoro lo tollera soltanto. Un'altra convinzione è che bastino tecniche semplici di rilassamento per eliminarla completamente. La realtà è che il fenomeno è radicato nei ritmi biologici e nella struttura stessa della nostra settimana lavorativa, quindi non può essere risolto con una meditazione guidata. Quello che invece funziona è riconoscere il fenomeno e imparare a gestirlo, non eliminarlo.

Come affrontare concretamente Sunday Scaries? Innanzitutto conviene smettere di negare la sensazione. Riconoscerla come un fatto biologico normale, non come un segno personale di debolezza, aiuta a ridurne l'intensità. Molti psicologi suggeriscono di creare un rituale domenicale che serva da "ponte" tra il fine settimana e la settimana: potrebbe essere una passeggiata, una telefonata a un amico, una lettura prolungata. Ciò che conta è che sia un'attività che crei continuità psicologica, non una distrazione vuota. Alcuni trovano utile spostare le operazioni di pianificazione lavorativa a domenica mattina piuttosto che sera, così da agevolare il cervello a transitare gradualmente verso la modalità "settimana lavorativa" anziché farsi sorprendere dalla notte. Limitare il controllo delle email e dei messaggi di lavoro dopo le 19 della domenica aiuta a non riattivare artificialmente il sistema nervoso simpatico.

Quello che emerge dalle ricerche è che Sunday Scaries non è un difetto individuale ma una conseguenza della struttura temporale del nostro lavoro. Non sparirà finché non cambieremo il modo di organizzare la settimana lavorativa. Nel frattempo, comprenderla aiuta: è il corpo che ci parla, non la mente che ci gioca brutti scherzi.