In Italia, uno studio recente dell'Istituto Superiore di Sanità indica che il 40% degli adulti tra i 35 e i 74 anni ha un profilo lipidico alterato. La maggior parte di loro riceve un referto con un numero solo, il colesterolo totale, e non comprende veramente quale sia il rischio reale. Il problema è che il colesterolo totale rappresenta solo la somma di tutte le frazioni presenti nel sangue, non il quadro clinico. Per capire il vero stato di salute cardiovascolare occorrono tre misure distinte: LDL, HDL e trigliceridi. Il medico le controlla non per fare paura, ma per permettere cambiamenti mirati nella dieta e nello stile di vita prima che il danno vascolare progredisca.
Che cosa misurano gli esami del colesterolo
Quando si parla di colesterolo totale, si intende la somma di tutte le molecole lipidiche nel sangue. Un valore di 200 milligrammi per decilitro è considerato desiderabile secondo le linee guida internazionali, ma questo numero da solo non dice tutto. Se il totale è 200 ma il 90% è LDL (colesterolo cattivo) e il 10% è HDL (colesterolo buono), il profilo è molto diverso da un totale di 200 con 40% LDL e 50% HDL.
Le frazioni sono il vero indicatore di rischio. L'LDL, lipoproteina a bassa densità, è la particella che trasporta il colesterolo dalle parti del corpo verso le arterie, dove tende ad accumularsi. L'HDL, lipoproteina ad alta densità, fa il contrario: rimuove il colesterolo dalle arterie verso il fegato, dove viene eliminato. I trigliceridi sono invece un altro tipo di grasso che, se elevato, aumenta il rischio cardiovascolare in modo indipendente.
I valori da ricordare
Il colesterolo totale sotto i 200 mg/dL è considerato desiderabile. Tuttavia, è l'LDL che preoccupa di più i cardiologi. Un LDL sotto i 100 mg/dL è ottimale, tra 100 e 129 è accettabile, tra 130 e 159 è borderline alto, tra 160 e 189 è alto, sopra 190 è molto alto. Questi valori cambiano anche in base al rischio cardiovascolare individuale: una persona con storia di infarti in famiglia avrà target di LDL più bassi rispetto a chi non ha fattori di rischio.
L'HDL funziona al contrario: più alto è, meglio è. Un HDL sopra i 40 mg/dL negli uomini e 50 mg/dL nelle donne è protettivo. Un HDL sotto questi valori aumenta il rischio anche se il totale sembra normale. I trigliceridi dovrebbero restare sotto i 150 mg/dL. Quando superano i 200 mg/dL, segnalano spesso uno squilibrio metabolico legato a dieta ricca di carboidrati raffinati e zuccheri.
Perché misuriamo le frazioni e non solo il totale
Un esempio concreto spiega tutto. Due persone con colesterolo totale di 180 mg/dL potrebbero avere profili completamente diversi. La prima: LDL 130, HDL 30, trigliceridi 150. La seconda: LDL 70, HDL 70, trigliceridi 100. La seconda ha un rischio cardiovascolare molto minore, anche se il totale è lo stesso.
Per questo motivo le linee guida mediche internazionali raccomandano di non fermarsi al colesterolo totale, ma di analizzare sempre le tre frazioni. Nel contesto italiano, le società scientifiche come la Società Italiana di Cardiologia seguono questi standard da anni. Un check-up completo deve includere l'intero profilo lipidico.
Alimentazione e abitudini che cambiano le frazioni
La buona notizia è che le frazioni del colesterolo rispondono bene ai cambiamenti di stile di vita.
L'LDL scende quando si riducono i grassi saturi e i carboidrati raffinati. Non serve eliminarli, ma ridurli e sceglierli con consapevolezza. I grassi saturi provengono da burro, carni grasse, formaggi interi. I carboidrati raffinati sono pane bianco, pasta non integrale, dolci confezionati. Sostituirli con carboidrati integrali, verdure, legumi e pesce azzurro abbassa l'LDL in poche settimane.
L'HDL sale con l'attività fisica regolare. Non serve lo sport agonistico. Una camminata veloce di 30 minuti cinque giorni a settimana, continuata nel tempo, alza l'HDL di 5-10 mg/dL. Lo stesso movimento che combatte l'inattività delle giornate moderne.
I trigliceridi scendono quando si elimina lo zucchero aggiunto e si mantiene un peso stabile. Una persona che beve un litro di bibita zuccherata al giorno avrà trigliceridi molto più alti di chi sceglie acqua e tè senza zucchero.
Quanto spesso fare gli esami
Le linee guida suggeriscono di misurare il profilo lipidico almeno ogni cinque anni negli adulti sopra i 20 anni senza fattori di rischio. Chi ha familiarità per malattie cardiache, pressione alta, diabete o sovrappeso dovrebbe controllarlo ogni uno o due anni, anche se l'ultimo risultato sembrava buono. Il colesterolo non rimane fisso: cambia con l'età, le stagioni, i cambiamenti di peso, la dieta.
Il primo passo verso la prevenzione
Leggere il referto correttamente è il primo passo. Non è un verdetto immutabile, ma una fotografia del presente. Se il profilo lipidico non è ottimale, significa che il corpo sta segnalando uno squilibrio. A quaranta, cinquanta o sessanta anni, questo segnale è ancora una opportunità, non una condanna. Tre o quattro mesi di scelte alimentari consapevoli, una camminata regolare, il riposo notturno adeguato possono cambiare i numeri sul prossimo referto. Ogni punto di LDL abbassato, ogni punto di HDL aumentato riduce il rischio di infarto e ictus nel decennio successivo. La prevenzione cardiovascolare non inizia quando arriva l'evento. Inizia quando si comprende il proprio profilo lipidico e si decide di agire.
