Le malattie cardiovascolari rimangono la prima causa di morte in Italia, responsabile di circa un terzo dei decessi totali secondo i dati epidemiologici nazionali. Tra i fattori di rischio modificabili, l'assunzione di acidi grassi trans gioca un ruolo rilevante e spesso sottovalutato. Chi sono questi grassi, dove si nascondono nei prodotti della grande distribuzione, come riconoscerli: queste domande trovano risposta nei paragrafi seguenti, dove vengono analizzate le fonti alimentari più comuni e le strategie pratiche per limitarne il consumo.
Cosa sono gli acidi grassi trans
Gli acidi grassi trans sono lipidi prodotti principalmente tramite idrogenazione parziale degli oli vegetali, un processo industriale che trasforma grassi liquidi in grassi solidi a temperatura ambiente. Questo procedimento consente di aumentare la shelf life dei prodotti e di migliorarne la consistenza, rendendoli più appetibili al consumatore.
La struttura chimica degli acidi grassi trans è diversa da quella dei grassi naturali. Durante l'idrogenazione, gli atomi di idrogeno si dispongono su lati opposti della molecola di carbonio, configurazione che il nostro corpo non riconosce facilmente e che metabolizza con difficoltà.
Questo aspetto molecolare ha importanti conseguenze: gli acidi grassi trans aumentano il colesterolo LDL (quello "cattivo") e riducono il colesterolo HDL (quello "buono"), alterando il profilo lipidico e infiammando le pareti arteriose. Numerosi studi hanno documentato il loro ruolo nel promuovere l'aterosclerosi e il rischio di infarto miocardico.
Dove si nascondono nei prodotti industriali

Le margarine, soprattutto quelle di fascia economica, rimangono tra le fonti più significative di acidi grassi trans.
Le merendine dolci confezionate, i biscotti farciti, i cracker salati e gli snack da aperitivo contengono quantità variabili di questi grassi. I produttori li utilizzano per ottenere la friabilità desiderata e prolungare il periodo di conservazione senza ricorrere a conservanti artificiali visibili.
Anche i piatti pronti surgelati, specialmente le fritture (crocchette, nuggets, patate fritte industriali), ne contengono percentuali significative. Gli oli utilizzati per friggere ad alta temperatura, se non adeguatamente monitorati durante la produzione, generano composti trans durante il ciclo di riscaldamento ripetuto.
Le creme spalmabili, alcune barrette proteiche, i dolci da forno industriale e persino alcuni formaggi processed nascondono acidi grassi trans nelle loro formulazioni. Anche determinati latticini a basso contenuto di grassi, dove il grasso viene rimosso e sostituito con oli idrogenati, rappresentano una fonte sottovalutata.
Come leggerli sull'etichetta
L'etichetta nutrizionale deve riportare il contenuto di "grassi saturi" e "grassi totali", ma non sempre specifica i grassi trans in modo evidente. Questa lacuna rende la ricerca più difficile: il consumatore attento deve imparare a leggere tra le righe.
Se nella lista degli ingredienti compare "olio vegetale idrogenato" o "grasso vegetale idrogenato", il prodotto contiene acidi grassi trans. Termini come "olio parzialmente idrogenato" indicano la stessa cosa con un nome diverso.
Un metodo pratico consiste nel controllare se il contenuto totale di grassi, sommando i singoli componenti (saturi, insaturi e polinsaturi), raggiunge il valore dichiarato. Se manca una parte, quella differenza potrebbe essere dovuta a grassi trans non esplicitamente indicati.
Alcuni prodotti recenti, grazie alla maggiore consapevolezza dei consumatori, hanno iniziato a indicare direttamente la quantità di grassi trans per porzione. Questa informazione, quando presente, permette una valutazione immediata.
Le quantità critiche
L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di limitare l'assunzione di acidi grassi trans a meno dell'1 per cento dell'apporto calorico totale giornaliero.
Una persona che assume 2000 calorie al giorno dovrebbe consumare meno di 2 grammi di acidi grassi trans. Purtroppo, una singola porzione di snack industriale può facilmente superare questa quota, consumando il limite giornaliero intero in una manciata di biscotti.
Quali prodotti scegliere
Gli alimenti freschi, naturalmente, non contengono acidi grassi trans. Frutta, verdura, carni fresche, pesce, uova, latte intero e formaggi tradizionali preparati senza idrogenazione rappresentano scelte sicure dal punto di vista di questi lipidi.
Se si desidera consumare merendine o snack confezionati, privilegiare marchi che dichiarano esplicitamente "0 grammi di grassi trans" oppure che non utilizzano oli vegetali idrogenati nella formulazione.
L'olio d'oliva, l'olio di girasole non idrogenato e il burro naturale, pur contenendo grassi saturi, non contengono acidi grassi trans e rimangono scelte migliori delle margarine convenzionali.
La normativa europea
Dal 2021, l'Unione europea ha vietato la produzione di acidi grassi trans industriali tramite idrogenazione, ma i prodotti importati da paesi con normative meno stringenti possono ancora contenerli.
Tuttavia, gli acidi grassi trans naturali, quelli presenti in piccole quantità nel latte e nella carne bovina, rimangono legali e non sono sottoposti alle stesse restrizioni.
Impatto sulla salute metabolica
Oltre agli effetti sul colesterolo, gli acidi grassi trans influenzano negativamente l'infiammazione sistemica e la sensibilità insulinica, fattori critici per chi ha familiarità con il diabete di tipo 2 o con la sindrome metabolica.
Chi soffre di ipertensione o dislipidemie dovrebbe prestare attenzione particolare all'assunzione di questi grassi, poiché accentuano ulteriormente il profilo di rischio cardiovascolare.
Strategie pratiche di riduzione
Un primo passo consiste nel controllare regolarmente le etichette dei prodotti che acquisti abitualmente. Molte merendine che consumavi da anni potrebbero contenere questi grassi senza che tu lo sappia.
Preparare cibi in casa, quando possibile, riduce drasticamente l'esposizione a questi composti. Anche quando si mangia fuori, preferire ristoranti che utilizzano oli di qualità e fritture controllate rispetto a catene di fast food.
Infine, non è necessario eliminare completamente i cibi industriali dalla dieta, ma piuttosto limitarne la frequenza e le quantità, privilegiando alternative con profili nutrizionali più favorevoli.
Se soffri di colesterolo elevato, ipertensione o hai una storia familiare di malattie cardiovascolari, condividi queste informazioni con il tuo medico o con un nutrizionista. Loro sapranno indicarti un approccio alimentare personalizzato e adatto alle tue specifiche esigenze di salute.
