Maria scende la scala a piedi nudi come fa da quarant'anni. Non accende la luce, conosce ogni gradino della grotta per memoria muscolare. Arriva in fondo dove la roccia s'apre in una stanza quadrata: qui conserva il vino, qui dorme il gatto d'estate quando il sole rende le case sopra un forno. Maria ha settant'anni, vive in uno dei Sassi di Matera, e la sua grotta è così fredda d'inverno che lei stessa, per mantenere il caldo, accende un fuoco di legna come facevano i suoi nonni. Nessun turista l'ha mai fotografata. La maggior parte dei visitatori che affollano le viuzze di Matera non sa nemmeno che quella camera scura sotto il pavimento della casa dove hanno preso un caffè è la vera Matera, non la ricostruzione patinata che si vede nelle guide.
I Sassi di Matera sono una straordinaria testimonianza di insediamento umano, eppure la narrazione ufficiale parla soprattutto della superficie: i tetti ammassati, le facciate candide, le chiese scavate nella roccia che si vedono dai set cinematografici. Ma la vera struttura di questa città è verticale e sotterranea. Sotto ogni casa c'è una caverna. A volte due. E sotto le caverne abitative c'è una rete di condotti, pozzi e cisterne che seguono la logica idrogeologica della gravità, non quella dell'urbanistica. Per comprendere Matera non basta salire sui tetti: bisogna scendere. E quello che troverai cambierà il modo di vedere il luogo.
Le prime tracce di insediamento umano a Matera risalgono a diecimila anni fa, ma non nei Sassi veri e propri. I Paleolitici preferivano le rive dei torrenti. Furono i Greci, i Romani e soprattutto i Longobardi che trasformarono le caverne naturali in abitazioni intenzionali. Le grotte non erano scelta povera all'inizio: erano efficienza. Una caverna scavata nel tufo calcarenite mantiene una temperatura costante intorno ai 14-16 gradi tutto l'anno. Non è comfort, è sopravvivenza. Nel Medioevo, quando Matera diventò un centro monastico importante sotto l'Abbazia di Sant'Eustachio, gli scavi si moltiplicarono. I monaci non abitavano solo nelle grotte: creavano chiese rupestri, celle anacoriti, cripte. Alcune di queste chiese, come la Madonna de Idris, risalgono al X secolo. Quello che colpisce è l'assenza di coordinate scritte. Nessuno sa con precisione quante grotte abitative esistano nei Sassi. Le stime oscillano tra cinquecento e duemila, a seconda di come si conta una grotta isolata o un complesso di caverne collegate.
Oggi Matera conta circa 60mila abitanti, concentrati soprattutto nella città nuova costruita a nord negli anni Sessanta. I Sassi accolgono al massimo 10mila persone residenti, il resto della popolazione è turistica. Nel 2019 Matera è stata capitale italiana della cultura. Nello stesso anno ha superato i 700mila visitatori annuali, con picchi di 4-5mila presenze giornaliere in estate. È uno dei siti UNESCO più importanti del Meridione. I Sassi sono divisi in due sezioni: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, separati dalla collina di piazza San Pietro. Per chi arriva dal nord, la vista è quella che tutti conoscono dai film: gradinate di case di pietra senza finestre, una geometria primitiva che sembra disegnata da una civiltà aliena. Quello che il turista medio non sa è che sta guardando il tetto di una struttura molto più complessa che scende nel sottosuolo.
I miti che non reggono
Una leggenda dura sull'insediamento dei Sassi è che fossero abitati esclusivamente dalle classi più povere, relegate dal potere civile e religioso. La realtà è più sfumata. Certo, dalle caverne dei Sasso Caveoso si vedeva male la cattedrale, e questo comportava una certa marginalità liturgica. Ma le grotte stesse erano proprietà, tramandate, lodate negli atti notarili medievali. Alcune delle case grotta più complesse appartengono a nuclei familiari che godevano di un certo status. Il vero problema non era la povertà ma la mancanza di servizi igienici pubblici. Per secoli le deiezioni umane si accumularono nelle grotte più basse, creando pozzi paludosi che propagavano il colera e la malaria. Non era povertà morale, era geografia. L'altro mito, ancora più persistente, è che i Sassi siano stati abbandonati durante il boom economico italiano e rimasti deserti fino al 2019. Falso. Dalla fine degli anni Ottanta, prima ancora della grande ondata turistica, piccoli nuclei di abitanti sceglievano consapevolmente di tornare nei Sassi, rigenerando le grotte, aprendo bar e botteghe. Erano architetti, artisti, nostalgici. La trasformazione in attrazione turistica è venuta dopo, non prima. Il Piano di Risanamento Municipale del 1952 aveva previsto lo svuotamento completo dei Sassi a favore della città nuova, ma questo piano non si realizzò completamente. Altrimenti non avremmo avuto la Matera che vediamo oggi.
Come organizzare la visita
Se decidi di andare a Matera per davvero, non per una gita selfie, considera questi punti pratici:
- Arrivare: in treno fino a Matera centrale (collegata a Bari e Taranto), poi autobus urbano o a piedi dal parcheggio di piazza Matteotti. Evita l'auto privata nei Sassi, le strade sono strette e il traffico caotico.
- Dormire: scegli una casa grotta vera, non un hotel moderno. Esistono guest house autentiche nella rete di cooperative locali. Passare una notte sottoterra, anche se ristrutturata, è una esperienza diversa. Costi: 60-120 euro a notte.
- Biglietti e orari: la visita ai Sassi è gratuita. Per il Museo Ridola e i siti archeologici, compra il biglietto unico UNESCO (circa 11 euro). Le chiese rupestri hanno orari variabili: la Madonna de Idris apre dal martedì alla domenica, 9-13 e 15-19.
- Momento migliore: visita a marzo-aprile o settembre-ottobre. L'estate è affollata e il caldo in città è opprimente. L'inverno è tranquillo, ma alcune grotte sono molto fredde e umide senza riscaldamento.
- Un consiglio non scontato: pagina una guida locale che abiti ancora nei Sassi, non una dell'agenzia turistica. Costa il doppio della visita standard, ma scoprirai quali grotte scavare veramente sono aperte, quali non sono musei ma ancora case, dove le scale hanno nomi invece di numeri.
Quella caverna scura sotto il tuo piede non è un'attrazione. È una stanza dove una donna ha partorito nell'oscurità, dove un bambino ha imparato a contare ammucchiando chicchi di grano. Sotto i Sassi di Matera non c'è solo tufo. C'è il tempo cristallizzato, e merita di essere riconosciuto come tale.
