In Italia, le malattie del cuore rimangono la prima causa di morte negli adulti over 65. Eppure in certi borghi siciliani, soprattutto tra le zone interne montane, il tasso di infarto miocardico e ictus risulta sensibilmente più basso rispetto alla media nazionale. Chi sono questi abitanti, cosa mangiano, come si muovono e quale stile di vita protegge il loro cuore. Le ricerche più recenti hanno iniziato a rispondere.
Il paradosso dei borghi siciliani
Alcuni piccoli centri della Sicilia interna registrano un'incidenza di eventi cardiovascolari inferiore di almeno il 15-20 percento rispetto alle città. Non è un dato casuale. Gli studi epidemiologici hanno notato che in paesi come Cammarata, Petralia Soprana e altre comunità montane di poche centinaia di abitanti, le persone con più di 80 anni mantengono pressione arteriosa e colesterolo entro range di sicurezza senza uso massiccio di farmaci.
La genetica conta, ma non basta a spiegare il fenomeno.
Gli abitanti di questi borghi non ereditano una resistenza magica alle malattie. Quello che cambia è l'ambiente: il modo di mangiare, quanta attività fisica accumulano, come vivono lo stress, chi li circonda quotidianamente. Questi fattori modellano il sistema cardiovascolare nel corso dei decenni.
L'alimentazione: non solo dieta mediterranea
Negli ultimi vent'anni, la dieta mediterranea è entrata in tutti i manuali di cardiologia come modello protettivo. Pesce, olio di oliva, verdure, cereali integrali. Vero. Ma nei borghi siciliani interni c'è di più.
Le ricerche nutrizionali condotte dall'Istituto Superiore di Sanità hanno rilevato che le persone in questi centri consumano molta frutta e verdura coltivata localmente, spesso a km 0. Pomodori, melanzane, cicoria, rucola, fichi d'india, mandorle. Non sono scelte consapevoli di nutrizione, è semplicemente quello che cresce attorno a casa e costa poco. La verdura raccolta di fresco mantiene più antiossidanti e polifenoli, molecole che riducono l'infiammazione cronica responsabile della rigidità arteriale.
Il consumo di sale è più basso non per dieta, ma perché le ricette tradizionali usano poco sale. I piatti si basano su gusto naturale delle verdure, su spezie come l'origano, su aglio e cipolla.
Il pane è ancora fatto con lievito madre e farina locale di semola di grano duro, non con miglioranti chimici. Questo tipo di pane ha un indice glicemico più basso e un profilo di carboidrati meno traumatico per il metabolismo.
Il movimento: la camminata involontaria
Non esistono palestre negli ultimi piccoli borghi siciliani. Non c'è bisogno. La topografia degli insediamenti li costringe a camminare. Le strade sono in salita o in discesa, i negozi non sono al piano terra, l'orto è a cinquanta metri da casa, il pozzo per l'acqua era tradizionalmente in piazza.
Gli studi di cardiologia mostrano che l'attività fisica moderata ma costante, quella accumulata durante le normali abitudini quotidiane, ha lo stesso effetto protettivo di una palestra.
Una persona che sale e scende scale per tre-quattro volte al giorno, che cammina per spostarsi, che lavora l'orto per qualche ora alla settimana, accumula dalle 7000 alle 10000 passi senza pensarci. Non è addestramento intenso, è movimento naturale. E il cuore risponde bene a questo tipo di esercizio distribuito nel tempo.
Lo stress e i legami sociali
La solitudine è un fattore di rischio cardiovascolare verificato. L'isolamento sociale aumenta infiammazione e pressione arteriosa. Nei borghi siciliani, la solitudine è rara. I centri hanno poche decine di abitanti, tutti si conoscono, non c'è anonimato. Le persone anziane fanno parte di una rete.
Mangiare al tavolo con la famiglia, condividere pasti con i vicini, partecipare alle feste locali, avere un ruolo riconosciuto nella comunità, abbassa il cortisolo, l'ormone dello stress. E quando il cortisolo resta basso per decenni, le arterie invecchiano più lentamente.
Le ricerche del settore psicosomatico e cardiologico hanno misurato che gli anziani con forte legame comunitario hanno una variabilità della frequenza cardiaca più salutare, cioè il cuore si adatta meglio ai cambiamenti di situazione, non resta rigido in una frequenza elevata.
Cosa dicono i dati più recenti
Gli studi epidemiologici italiani degli ultimi cinque anni hanno confermato che nei paesi con meno di 500 abitanti, concentrati sugli Appennini siciliani e calabresi, la prevalenza di ipertensione arteriosa è del 25-30 percento, contro il 35-40 percento medio italiano. La pressione media è più bassa di 5-8 mmHg sistolica, che può sembrare poco, ma sulla longevità e sulla riduzione del rischio cardiovascolare il beneficio è significativo.
Il colesterolo LDL, quello cattivo, è circa 10-15 mg/dL più basso nei borghi. Ancora, non sembra drammatico, ma sommato nel tempo riduce l'aterosclerosi.
Non ci sono studi che svelano un "segreto" unico. È la somma a fare la differenza. Un'alimentazione meno processata, un movimento costante anche se involontario, una comunità forte, uno stress controllato, tutto insieme modifica la biologia del cuore nel corso di 40-50 anni.
Replicare il modello: è possibile
Non tutti possono trasferirsi in un borgo di montagna. Ma i principi sono trasferibili. Mangiare verdure fresche locali almeno cinque volte al giorno, accumulare 7000-10000 passi con movimento quotidiano naturale, ridurre il sale nelle ricette, mantenere un legame sociale solido con persone che si vedono regolarmente. Queste abitudini, tenute nel tempo, producono lo stesso effetto protettivo cardiovascolare che vedono i borghi.
Una persona che inizia oggi a mangiare meglio, a camminare di più, a contattare amici con frequenza settimanale, tra dieci anni avrà un cuore diverso rispetto a quello di chi non fa nulla.
I borghi siciliani non hanno inventato la longevità. Hanno semplicemente conservato un modo di vivere dove il cuore rimane al riparo dalle aggressioni moderne per più tempo.
