Quasi nessuno ricorda il primo compleanno, i primi passi o i primi viaggi in macchina. Questo "vuoto" della memoria, universale e chiamato dagli psicologi "amnesia infantile", serve innanzitutto a un fatto biologico: l'ippocampo, la struttura cerebrale che archivia i ricordi autobiografici, non è ancora maturo nei primi 3-4 anni di vita, creando un vantaggio cruciale in termini di sviluppo (infatti, in quel periodo il cervello è impegnato a costruire reti neurali fondamentali per linguaggio, motricità e relazione), e non solo: il fenomeno ha anche un fine "evolutivo".

Memoria che si riscrive

Studi recenti hanno mostrato che nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase di intensa neurogenesi seguita da una "potatura sinaptica", così da consentire al sistema nervoso di selezionare solo le connessioni davvero utili. Inoltre, questa rapida formazione di nuovi neuroni "sovrascrive" le tracce mnestiche precoci, così da "cancellare" ricordi che sarebbero comunque incompleti perché privi del linguaggio necessario a organizzarli. Curiosità: alcuni studiosi hanno scoperto che bambini di 2-3 anni hanno ricordi vividi di eventi recenti, ma quegli stessi ricordi svaniscono entro pochi anni; ciò significa che l'amnesia infantile non è un mancato salvataggio dei dati, ma un loro lento dissolvimento. I primi ricordi che restano davvero, di solito, sono quelli legati a forti emozioni o a episodi narrati e ripetuti dai familiari.

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